Dukkokun

E unn'è il dukkokun, l'è il ridukkokun!

Tag: Social network

De Laude Scriptorum

by Dukko

La manifestazione del 20 marzo, sotto Palazzo Chigi, dei fotoreporter incazzati col governo e Twitter perché gli ruba il lavoro [1]
è un po’ ridicola.

Non solo perché ci si domanda cosa potrebbe fare Palazzo Chigi al riguardo (censurare Twitter?) posto e non concesso che abbia voglia di intervenire.

Il vero motivo di risata viene da un passo di “Uno per tutti, tutti per tutti” di Clay Shirky.

Citando l’abate Tritemio, autore del libercolo “De Laude Scriptorum“, si nota come in risposta al problema della sparizione della professione dell’amanuense, causata dalla diffusione della stampa e dell’alfabetizzazione, gli amanuensi pensarono bene di diffondere una protesta attraverso la stampa.

Scommettiamo che i fotoamatori stanno usando anche Twitter per lamentarsi del problema?

Sì, lo so che in realtà la questione è più complicata. Torna in cima e stai zitto.

La diaspora dei social network.

by Dukko

Come potete notare, ieri sono stato alla presentazione del social network Diaspora* alla Nardini Bookstore, alle Murate di Firenze, evento promosso dal forum culturale di Sinistra e Libertà (il tweet è ironico, il ritardo era minimo, ma ci stava).

Come illustrano questi tweet di Regolo, la presentazione parte con alcuni difetti di fondo:

Quando si presenta un prodotto, come in questo caso il social network Diaspora*, non è mai buona cosa iniziare attaccando la concorrenza, elencandone i difetti. Prima si presenta il prodotto, elencandone pregi e differenze, e poi solo alla fine si può, scherzando, sottolineare i difetti altrui. È una scelta stilistica che secondo me è fallimentare, un grave errore di comunicazione.

I due presentatori, Paolo Tacconi e Vittorio Cuculo, entrambi membri della comunità italiana di Diaspora*, hanno illustrato piuttosto bene il social network open-source, volendo sorvolare sul tema di fondo che è riassumibile in “Facebook fa schifo ed è cattivo“. Hanno sottolineato soprattutto un paio di aspetti importanti, che rendono Diaspora* molto diverso dalla concorrenza: i POD criptati mulipli e la sua natura open-source.

I POD multipli, cioè Point of Distribution, i server del sito insomma, sono un’infinità, anche perché è facile aprirne uno personale. Ogni POD ha un indirizzo diverso, rendendo un’eventuale censura quasi impossibile. Inoltre, ogni POD, per essere riconosciuto da Diaspora*, deve criptare sia la comunicazione che i messaggi stessi tra i vari server: un doppio strato di sicurezza e dunque privacy.

La natura open-source del progetto d’altro canto assicura uno sviluppo “democratico” del social network, dove ognuno può proporre la propria idea o segnalare un guasto, informazioni che subito arrivano alle centinaia di sviluppatori dietro Diaspora*. Inoltre la sua natura open permette lo sviluppo di applicazioni con una discreta libertà, a differenza di Facebook e altri social network, le cui librerie di sviluppo sono severamente ristrette e controllate.

Non è tutto rose e fiori, però. Oltre al serio problema della mancanza di utenza (i numeri di Diaspora* sono VERTIGINOSAMENTE inferiori a quelli di Facebook, o anche di Google+, l’ultimo arrivato nei social network), è sorta una riflessione sulla sicurezza proprio durante la presentazione.

Come sottolinea Regolo, non essendoci contratti e termini di servizio, consegniamo i nostri dati in buona fede a persone che non hanno alcun vincolo sul rispetto della nostra privacy. A questo punto, secondo me, è meglio affidarsi a chi dichiaratamente se ne frega della privacy: almeno sai cosa ti aspetti…

Solo il tempo ci dirà se Diaspora* avrà successo, ma di sicuro eventi come questo a Firenze mi fanno ben sperare per la mia città: per quanto abbia espresso criticità al riguardo, un evento simile può solo aiutare il mondo del social web italiano, ancora visto come qualcosa di strano (a parte Facebook, ma si sa…).

Una menzione speciale va al rappresentante di Sinistra e Libertà, che mi ha personalmente deluso tantissimo: prese di posizione su argomenti come i social network sui quali per sua personale ammissione non è familiare, giudizi sulla supposta “eticità” di Facebook e Diaspora* (ma cosa significa??)… non è così che si conduce una presentazione. 

Klout: quanto sei famoso sul web?

by Dukko

Image representing Klout as depicted in CrunchBase

 

 

 

 

Hai mai voluto sapere quanto sei influente online? Quanto la tua voce viene diffusa e recepita su Facebook o Twitter? Insomma, quanto “conti” online?

Il modo più veloce per saperlo è Klout.

Klout misura, tramite alcuni algoritmi, la tua popolarità sui social network più diffusi (tanto per citarne un paio, Twitter, Facebook, Google + e Last.fm), quantificandola in un punteggio che va da 0 a 100, oltre a fornire, ovviamente gratis, una dettagliata scheda riassuntiva sulla tua presenza online sociale: quanto e chi influenzi in generale e su argomenti specifici, chi attivamente interagisce con te, ecc.

Il servizio si sta espandendo piuttosto velocemente, integrando sempre nuovi siti e app (Instagram, per esempio) e i developer sono molto attivi e responsivi.

In fin dei conti, vedere quantificata la propria popolarità, per quanto sia un dato relativo e impreciso, da soddisfazione, no?

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