Dukkokun

E unn'è il dukkokun, l'è il ridukkokun!

Categoria: Web

Wikitalia: le cose che mi piacciono.

by Dukko

Il logo del progetto con a capo Riccardo Luna

Wikitalia è ufficialmente partita: i dettagli li trovate sul blog DotCafé (che vi consiglio di seguire).

Qualche impressione: fa sempre piacere vedere il proprio comune come luogo di partenza di un progetto con i controcazzi come questo.

Si parla già di varie app mobile che sfruttano i dati rilasciati su questo sito che raccoglie i dati rilasciati da Firenze.

Il tempo ci dirà se l’attuazione pratica sarà dello stesso valore del progetto, ma sperare non costa nulla, no?

Su Facebook, Google, la pubblicità e le cazzate.

by Dukko

Quante volte hai sentito dire: “Su facebook la nostra privacy è in pericolo!“, oppure “Google vende i nostri dati!“, o altre amenità sul genere?

Forse le hai dette pure tu, o le ha dette un tuo caro amico, un parente, e finisci per crederci.

Quel che penso io, invece, è che siano CAZZATE.

Sì, hai letto bene.

Sono cazzate.

La nostra privacy su Facebook non è in pericolo. Sai perché? Su Facebook non esiste il concetto di privacy. Facebook è una struttura sociale che mette in primo piano la condivisione dei contenuti, non il contrario.

Facebook ci permette di soddisfare il nostro bisogno primordiale di trasmettere la nostra conoscenza. È per questo che amiamo usarlo.

È banale, ma meglio esplicitarlo: non nego che spesso ci sia un abuso di questo strumento, ma la colpa non è dello strumento in sé.

Altra cosa: Facebook è una società per azioni. È quotata in borsa (o lo sarà tra poco, mi sono perso l’interessantissimo dibattito sulla quotazione in borsa del colosso sociale, chiedo venia). Il suo obiettivo è FARE SOLDI. E Facebook li fa vendendo spazi pubblicitari del tutto nuovi, che per le aziende di marketing sono la manna: pubblicità indirizzata all’individuo, non alla massa. E come fa Zuckerberg a fornire questa delizia pubblicitaria? Raccogliendo ogni singolo dato possibile sugli utenti. Google fa la stessa cosa, però in maniera diversa (e non mi dilungherò sulle tattiche utilizzate dai due colossi).

Quello che è importante, il motivo per cui ho bollato in quel modo colorito le affermazioni di prima, è altro.

È che quei dati, quelle informazioni così schifosamente private, noi le abbiamo regolarmente vendute.

Dietro il faccione di Facebook, c'è la corporazione. (© Sean MacEntee)

Non sono più soltanto nostre. Non è qualcosa di personale, nascosto all’occhio pubblico.

Quei Terms of Agreement, i Contratti, le Clausole che hai sicuramente accettato, sottoscritto, controfirmato, dicono proprio questo: “grazie per i tuoi dati. ecco a te un prodotto, in cambio“.

Scambiamo informazioni per prodotti. È così diverso dallo scambiare qualcosa (denaro) per ottenere altro?

Io ancora non sono spaventato da tutto ciò, perché bene o male Facebook, Google e tutti gli altri colossi della pubblicità sociale ancora non RICHIEDONO informazioni specifiche. Quello sì, quello mi spaventerà. Quando per registrarmi a Clegatrorz, il social network delle patacche, mi verrà richiesta la mia preferenza sessuale, le mie esperienze private, pena il non poter condividere le mie patacche preferite, a quel punto qualcosa si sarà rotto, qualcosa di fondamentale.

Ma per adesso, l’importante è preoccuparsi solamente di condividere solo ciò che vogliamo condividere. Non solo con chi è nelle nostre liste, o nelle nostre cerchie, ma con Facebook, con gli azionisti, con Google, con i pubblicitari.

Tutto il resto, sono cazzate.

 

Per approfondire l’argomento Social Network, e le conseguenze che può avere sulla struttura sociale della nostra società, non posso che consigliare un libro di Clay Shirky:

Uno per uno, tutti per tutti: il potere di organizzare senza organizzare” (formato Kindle)

Dateci un’occhio.

Ah, in passato ho scritto anche altro sulla questione Social Network e privacy (in un altro ambito, però). Se avete tempo, potrebbe interessarvi.

La diaspora dei social network.

by Dukko

Come potete notare, ieri sono stato alla presentazione del social network Diaspora* alla Nardini Bookstore, alle Murate di Firenze, evento promosso dal forum culturale di Sinistra e Libertà (il tweet è ironico, il ritardo era minimo, ma ci stava).

Come illustrano questi tweet di Regolo, la presentazione parte con alcuni difetti di fondo:

Quando si presenta un prodotto, come in questo caso il social network Diaspora*, non è mai buona cosa iniziare attaccando la concorrenza, elencandone i difetti. Prima si presenta il prodotto, elencandone pregi e differenze, e poi solo alla fine si può, scherzando, sottolineare i difetti altrui. È una scelta stilistica che secondo me è fallimentare, un grave errore di comunicazione.

I due presentatori, Paolo Tacconi e Vittorio Cuculo, entrambi membri della comunità italiana di Diaspora*, hanno illustrato piuttosto bene il social network open-source, volendo sorvolare sul tema di fondo che è riassumibile in “Facebook fa schifo ed è cattivo“. Hanno sottolineato soprattutto un paio di aspetti importanti, che rendono Diaspora* molto diverso dalla concorrenza: i POD criptati mulipli e la sua natura open-source.

I POD multipli, cioè Point of Distribution, i server del sito insomma, sono un’infinità, anche perché è facile aprirne uno personale. Ogni POD ha un indirizzo diverso, rendendo un’eventuale censura quasi impossibile. Inoltre, ogni POD, per essere riconosciuto da Diaspora*, deve criptare sia la comunicazione che i messaggi stessi tra i vari server: un doppio strato di sicurezza e dunque privacy.

La natura open-source del progetto d’altro canto assicura uno sviluppo “democratico” del social network, dove ognuno può proporre la propria idea o segnalare un guasto, informazioni che subito arrivano alle centinaia di sviluppatori dietro Diaspora*. Inoltre la sua natura open permette lo sviluppo di applicazioni con una discreta libertà, a differenza di Facebook e altri social network, le cui librerie di sviluppo sono severamente ristrette e controllate.

Non è tutto rose e fiori, però. Oltre al serio problema della mancanza di utenza (i numeri di Diaspora* sono VERTIGINOSAMENTE inferiori a quelli di Facebook, o anche di Google+, l’ultimo arrivato nei social network), è sorta una riflessione sulla sicurezza proprio durante la presentazione.

Come sottolinea Regolo, non essendoci contratti e termini di servizio, consegniamo i nostri dati in buona fede a persone che non hanno alcun vincolo sul rispetto della nostra privacy. A questo punto, secondo me, è meglio affidarsi a chi dichiaratamente se ne frega della privacy: almeno sai cosa ti aspetti…

Solo il tempo ci dirà se Diaspora* avrà successo, ma di sicuro eventi come questo a Firenze mi fanno ben sperare per la mia città: per quanto abbia espresso criticità al riguardo, un evento simile può solo aiutare il mondo del social web italiano, ancora visto come qualcosa di strano (a parte Facebook, ma si sa…).

Una menzione speciale va al rappresentante di Sinistra e Libertà, che mi ha personalmente deluso tantissimo: prese di posizione su argomenti come i social network sui quali per sua personale ammissione non è familiare, giudizi sulla supposta “eticità” di Facebook e Diaspora* (ma cosa significa??)… non è così che si conduce una presentazione. 

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