Su Facebook, Google, la pubblicità e le cazzate.

di Dukko

Quante volte hai sentito dire: “Su facebook la nostra privacy è in pericolo!“, oppure “Google vende i nostri dati!“, o altre amenità sul genere?

Forse le hai dette pure tu, o le ha dette un tuo caro amico, un parente, e finisci per crederci.

Quel che penso io, invece, è che siano CAZZATE.

Sì, hai letto bene.

Sono cazzate.

La nostra privacy su Facebook non è in pericolo. Sai perché? Su Facebook non esiste il concetto di privacy. Facebook è una struttura sociale che mette in primo piano la condivisione dei contenuti, non il contrario.

Facebook ci permette di soddisfare il nostro bisogno primordiale di trasmettere la nostra conoscenza. È per questo che amiamo usarlo.

È banale, ma meglio esplicitarlo: non nego che spesso ci sia un abuso di questo strumento, ma la colpa non è dello strumento in sé.

Altra cosa: Facebook è una società per azioni. È quotata in borsa (o lo sarà tra poco, mi sono perso l’interessantissimo dibattito sulla quotazione in borsa del colosso sociale, chiedo venia). Il suo obiettivo è FARE SOLDI. E Facebook li fa vendendo spazi pubblicitari del tutto nuovi, che per le aziende di marketing sono la manna: pubblicità indirizzata all’individuo, non alla massa. E come fa Zuckerberg a fornire questa delizia pubblicitaria? Raccogliendo ogni singolo dato possibile sugli utenti. Google fa la stessa cosa, però in maniera diversa (e non mi dilungherò sulle tattiche utilizzate dai due colossi).

Quello che è importante, il motivo per cui ho bollato in quel modo colorito le affermazioni di prima, è altro.

È che quei dati, quelle informazioni così schifosamente private, noi le abbiamo regolarmente vendute.

Dietro il faccione di Facebook, c'è la corporazione. (© Sean MacEntee)

Non sono più soltanto nostre. Non è qualcosa di personale, nascosto all’occhio pubblico.

Quei Terms of Agreement, i Contratti, le Clausole che hai sicuramente accettato, sottoscritto, controfirmato, dicono proprio questo: “grazie per i tuoi dati. ecco a te un prodotto, in cambio“.

Scambiamo informazioni per prodotti. È così diverso dallo scambiare qualcosa (denaro) per ottenere altro?

Io ancora non sono spaventato da tutto ciò, perché bene o male Facebook, Google e tutti gli altri colossi della pubblicità sociale ancora non RICHIEDONO informazioni specifiche. Quello sì, quello mi spaventerà. Quando per registrarmi a Clegatrorz, il social network delle patacche, mi verrà richiesta la mia preferenza sessuale, le mie esperienze private, pena il non poter condividere le mie patacche preferite, a quel punto qualcosa si sarà rotto, qualcosa di fondamentale.

Ma per adesso, l’importante è preoccuparsi solamente di condividere solo ciò che vogliamo condividere. Non solo con chi è nelle nostre liste, o nelle nostre cerchie, ma con Facebook, con gli azionisti, con Google, con i pubblicitari.

Tutto il resto, sono cazzate.

 

Per approfondire l’argomento Social Network, e le conseguenze che può avere sulla struttura sociale della nostra società, non posso che consigliare un libro di Clay Shirky:

Uno per uno, tutti per tutti: il potere di organizzare senza organizzare” (formato Kindle)

Dateci un’occhio.

Ah, in passato ho scritto anche altro sulla questione Social Network e privacy (in un altro ambito, però). Se avete tempo, potrebbe interessarvi.

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