La vita, la fiction e il Panopticon delle inutilità.

di Dukko

Everything I ever watch on Netflix, or purchase on Audible, has been recorded for all time. How has this impacted what I watch or listen to? It’s hard to know, because it’s so subconscious at this point. I don’t think these things end up fundamentally changing what I truly like, that’s more visceral and inherent in who I am, but I do think it keeps me from knowing what I truly like, at least in some small, more subtle way. Maybe I just like that one hook on that one Lady Gaga song, even if I verify that I dislike her album and overall image or message.

If I always act like somebody is watching, will I ever learn how I’d act if nobody was? Who knows, maybe Starfucker is really great.

Così si conclude questo articolo di Paul Miller su The Verge, un ragionamento molto lucido e divertente sugli scrobble.

Ma è un ragionamento che non condivido minimamente, per un semplice motivo.

 

ME NE FREGO DEL GIUDIZIO SU CIÒ CHE ASCOLTO O GUARDO.

 

È piuttosto semplice, no?

Io ascolto, tra le altre cose, Lady Gaga, Avril Lavigne, Godspeed You! Black Emperor, Sigur Rós, The Beatles, Daft Punk, e onestamente tutto ciò che mi aggrada. Ho gusti musicali variegati, che spaziano dalla musica di merda commerciale a concept album molto complicati.

Io guardo, tra le altre cose, film di Kubrik così come film di Raimi, film con Orson Welles così come film con Statham. Ho gusti cinematografici variegati, che spaziano dall’arte del cinema ai film più caciaroni, violenti e d’azione spicciola che ci siano.

 

Io credo che Miller dovrebbe smettere di pensare a cosa potrebbero pensare gli altri di ciò che Miller fa, e cominciare ad ascoltare, perché no, Starfucker, o Lady Gaga, o quello che più gli aggrada.

Viviamo in un mondo dove tutti siamo osservati, un Panopticon al contrario. Dobbiamo controllare il nostro comportamento, sì.

Ma per piacere, lasciamo i gusti musicali e il cinema fuori da questo ragionamento. Non siamo in una distopia orwelliana. Smettiamo per un attimo di preoccuparci di cosa pensano le persone dei nostri comportamenti triviali.

Perché onestamente, del giudizio di chi mi potrebbe stigmatizzare perché ascolto What The Hell di Avril Lavigne, proprio non ho interesse.

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