Red Boring Hood.

di Dukko

Cappuccetto Rosso Sangue (Red Riding Hood, in lingua originale) è un film con una crisi d’identità. Non è un horror, ma ci prova, e non è nemmeno un film romantico, ma ci prova, forse anche più di quanto vuole essere dell’orrore.

Red Riding Hood è il tentativo malriuscito di un mediocre regista di rinnovare una fiaba, infilandola in un bagno di gotico e sperando che ciò sia sufficiente.

La trama, in breve, è una rivisitazione della vecchia fiaba di Cappuccetto Rosso: la ragazza, un po’ più cresciuta qua, non deve portare il cestino alla nonna, ma abita in un villaggio terrorizzato da un lupo mannaro che esige sacrifici di sangue. Senza un preciso perché (viene data una pseudo-spiegazione alla fine del film, ma è così ridicola e tirata via che non la considero nemmeno), il lupo inizia a uccidere la gente, che aveva lasciato in pace da 20 anni. E vabbè. Viene chiamato un super-prete inquisitore della madonna, che inizia a cacciare il lupo. Ah, sì, quasi dimenticavo: Cappuccetto è promessa sposa a Henry, ma lei ama Peter, ma poi ci ripensa perché forse è lui il lupo (!), ma poi no, è il vero amore, o no, è ancora il lupo, no, amore, lupo, amore. Come dicevo, questo film ha una crisi d’identità.

Per chi ha familiarità col gioco da tavolo Lupus in Tabula, Red Riding Hood è una partita giocata da incapaci, da persone che non sanno usare i ruoli che hanno, o che non hanno capito le regole, e con un moderatore che dorme e inserisce cose a caso.

È un brutto film, non per qualche motivo particolare: non ha grossi difetti, a parte la banalità e le forzature nella trama. È semplicemente fatto male.

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