Gamers vs. HIV

di Dukko

Questo articolo di Ars Technica sull’esperienza di FoldIt mi ha colpito profondamente, per una serie di motivi.

L’orgoglio nel sapere che la comunità, di cui faccio parte, dei videogiocatori, solitamente stigmatizzata da media e società, ha portato avanti una ricerca importantissima come quella della lotta all’HIV.

Non mi dilungo nello spiegare ciò che Ars ha già spiegato in maniera esaustiva: se siete curiosi leggete il post in inglese. Ma un pezzo mi pare interessante.

Se i problemi scientifici possono essere trasformati in qualcosa di divertente e facile da usare (come FoldIt) [..] le legioni dei giocatori potrebbero spendere il loro tempo libero in maniera un po’ più produttiva, risolvendo problemi scientifici importanti.

È proficuo rendere l’esperienza scientifica più accessibile? Secondo quanto emerge dall’esperienza di FoldIt, sì, lo è, accidenti se lo è. Chi conosce il mondo dei videogiocatori sa bene quanto la competitività sia diffusa, fino a casi estremi. La scienza può e deve sfruttare questa competitività, imbrigliandola in attività di ricerca attraverso metodi del tutto diversi?

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