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Gioventù Ribelle XX

Gioventù Ribelle XX – La Breccia (qua video e opinione).

A sentire questo nome, c’è chi rabbrividisce, ripensando al suo predecessore, Gioventù Ribelle.

Ma ricredetevi.

Questo sequel, realizzato da 8 ragazzi (i no.one), è una ventata d’aria fresca che spazza via il fetore del primo Gioventù Ribelle.

È un prodotto che ovviamente non può competere nel mercato internazionale, ma giustamente non ne ha intenzione.

È un prodotto educativo, ma di qualità. Si vede l’impegno che i ragazzi di no.one ci hanno messo.

È questo quello che voglio che esca dall’Italia. In 5 MESI di lavoro questi ragazzi hanno tirato fuori un bel minigioco. Certo, non è perfetto. Certo, non è al livello di un qualsiasi Mass Effect. Ma è stato sviluppato gratuitamente.

Questo mi fa rabbia. Che un aborto come il primo Gioventù Ribelle abbia ottenuto dei soldi. E loro, no.

Ma non crucciamoci e facciamo tanti auguri ai no.one. Se li meritano.

Sono riusciti a far dimenticare uno dei tanti raffazzonamenti all’italiana, facendo vedere che chi ha le capacità, qua in Italia, c’è. E va valorizzato.

I will be unable to attend.

Just sayin‘.

Gamers vs. HIV

Questo articolo di Ars Technica sull’esperienza di FoldIt mi ha colpito profondamente, per una serie di motivi.

L’orgoglio nel sapere che la comunità, di cui faccio parte, dei videogiocatori, solitamente stigmatizzata da media e società, ha portato avanti una ricerca importantissima come quella della lotta all’HIV.

Non mi dilungo nello spiegare ciò che Ars ha già spiegato in maniera esaustiva: se siete curiosi leggete il post in inglese. Ma un pezzo mi pare interessante.

Se i problemi scientifici possono essere trasformati in qualcosa di divertente e facile da usare (come FoldIt) [..] le legioni dei giocatori potrebbero spendere il loro tempo libero in maniera un po’ più produttiva, risolvendo problemi scientifici importanti.

È proficuo rendere l’esperienza scientifica più accessibile? Secondo quanto emerge dall’esperienza di FoldIt, sì, lo è, accidenti se lo è. Chi conosce il mondo dei videogiocatori sa bene quanto la competitività sia diffusa, fino a casi estremi. La scienza può e deve sfruttare questa competitività, imbrigliandola in attività di ricerca attraverso metodi del tutto diversi?